
Quello
che ci spinge a cercare e restaurare auto d’epoca non è la sterile mania del
collezionista di cimeli, quanto piuttosto il desiderio di salvare dalla
distruzione frutti del lavoro umano che per genialità di concezione e
perfezione costruttiva sono preziose testimonianze della nostra civiltà.
Non
appena si comincia a collezionare qualcosa si ha la sensazione di dover dar
ordine al mondo, la presunzione di poter condurre in un unico luogo quello che
il caso e il tempo hanno disperso.
Andando
avanti nell’opera di unificazione, ci accorgiamo che ogni collezione è un
universo infinito.
Dal
piacere del definibile, passiamo al piacere dell’indefinito, a quello che si
può chiamare “il
misticismo del collezionista”:
quel vagare intorno alla bellezza dell’oggetto cercando le ragioni di una
eventuale bellezza mancata.
Ogni
collezionismo porta necessariamente a dar vita alla storia di ciò che si
colleziona.
Il
vero collezionista di auto storiche sa che tutte le cose sfuggono all’ordine e
che, pertanto, la storia della propria vettura sarà necessariamente una storia
infinita, fatta di continui rimandi, di piccole certezze e di vuoti misteriosi
che forse non potranno mai essere colmati.
L’appassionato
collezionista sa che la storia generale dell’auto collezionata non sarà più
importante della storia di ogni suo singolo pezzo, e che la storia della sua
Ponton non sarà mena importante della storia della Mercedes-Benz.
Il
generale ed il particolare si intersecano, dall’uno si passa continuamente
all’altro ed il piacere di ciò che si viene a conoscere non è maggiore del
piacere dato dalle cose che rimangono misteriose.
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Sito aggiornato al 20/12/2003